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| (Palazzo Baronale - XVII sec.) |
La storia
del Palazzo Baronale si intreccia con quella della Baronia di Ossi.
Costruito
presumibilmente nella prima metà del 1600 è l’edificio antico di maggior pregio
presente ad Ossi.
Con molta probabilità proprietaria del palazzo fu
originariamente la famiglia Guyò, titolare della Baronia di Ossi, quindi, dopo
la morte senza eredi di Don Giovanni Guyò nel 1690, la famiglia Manca – Amat di
Sassari.
Del 1749 è lo stemma in pietra sovrastante l’ingresso principale così
descritto araldicamente:
“D'argento al pero fruttato, nudrito sulla pianura
erbosa e sostenuto da due leoni affrontati, il tutto al naturale”, il quale
reca la scritta: “Esta obra hizo/el n.d. Miguel Piras A. 1749” che si riferisce
alla famiglia nobiliare Piras di Ossi, che nell’elenco nobiliare sardo del 1902
risultava divisa in due rami: uno con dimore in Sassari e Florinas, l’altro in
Bonnannaro e Padria.
Piras Michele ebbe i titoli di Cavaliere (m), Nobile (mf),
Don (mf) da Antonio Giuseppe con Concessione del 31 agosto 1748 di Carlo Emanuele
III Re di Sardegna.
Dalla
famiglia Piras, verso la fine dell’800, il Palazzo Baronale passò alla
Parrocchia di Ossi, quindi dalla fine degli anni ’60 cadde in uno stato di
grave abbandono che lo rese inagibile.
Scongiurato il rischio di una sua
demolizione vennero rifatte le coperture dal Genio Civile cui seguirono i primi
interventi di restauro.
Il 18 dicembre del 1993 con decreto del Ministro dei
Beni Culturali esso fu dichiarato, ai sensi delle legge 1 giugno 1939 n°1089,
“di particolare interesse storico-artistico”. Nel 1997 è stato acquistato dal
Comune di Ossi che ne ha completato il restauro trasferendovi la sede del
Consiglio Comunale come scelta simbolica di insediare le istituzioni
democratiche in un luogo che fu sede dell’arbitrio e della “tirannia” del
potere feudale.
Il 16 aprile del 2007 il Consiglio Comunale ha istituito il
Museo Etnografico Comunale una scelta che giunge a coronamento di un lungo
percorso di restituzione al popolo della sua sovranità e nell’intento di
custodire la cultura, le tradizioni e la civiltà contadina prima che andassero
definitivamente disperse.
